La religione a scuola
La giustizia offre spesso spettacoli sconsolanti, stavolta il TAR LAZIO ha colto nel giusto.
Solo una miopia giuridica e una faziosità dottrinale possono deviare il senso di una sentenza che è lapalissiana.
Queste in sintesi le premesse: 1) lo Stato è laico e non discrimina in base al credo religioso; 2) l’insegnamento della religione cattolica è facoltativo.
Ne deriva come ovvia conseguenza che non si possano attribuire maggiori vantaggi (crediti) a chi segue quell’insegnamento che è del tutto facoltativo, vieppiù in considerazione che chi intendesse seguire altri insegnamenti (e ricevere altri crediti ) non potrebbe farlo, non essendo erogato dalle nostre scuole un (diverso) insegnamento relativo ad altre religioni o che prescinda dal credo religioso
La nota del Ministro Gelmini (come riportata dal Corsera) sfugge alla logica aristotelica e di fatto ribalta i termini del problema, perché la sentenza non limita affatto la libertà di seguire l’insegnamento della religione cattolica (che rimane invariata) ma non rende più ingiustamente appetibile tale insegnamento con il riconoscimento di crediti.
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"Diario del Pendolare" a cura di Sergio Fortini
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Movimento 5 stelle Piemonte
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