Uccidiamo Facebook!

Scritto da Metalluss - in data: giovedì, ottobre 22, 2009 - Save & Share - Lascia un commento

Quando scrivi su di un blog o su di un sito molte volte perdi un pò la ragione e, preso dall’ispirazione dettata dal momento scrivi cose assurde. Lo dico perchè spesso mi capita anche a me: leggi qualcosa di particolare e ti si accende la lampadina che hai in testa e TRAC! scrivi la vaccata. O scrivi il post più intelligente della giornata….

Con questa premessa volevo provare a parlare di Facebook e di cosa succede alla maggior parte dei giovani iscritti. Ci provo perchè sono una di quelle persone che si sono rifiutate di iscriversi a Facebook ed ancora oggi, mentre il pallone mediatico del network si sta gonfiando, non ha avuto la tentazione di iscriversi. Vuoi perchè passo già tanto tempo davanti ad uno schermo a giochicchiare, vuoi perchè avere solo il pensiero di ricevere inviti di “amici” o presunti tali (soprattutto se parliamo di quelle che persone che fino ad ieri non ti cagavano neanche di striscio ed invece ora che sei su Facebook sei il loro amicone n.1).

Con un sito e qualche blog molte volte perdo già un pò la vera realtà di questo mondo e credo che entrare in Facebook sia un ulteriore modo per isolarsi ancora di più. Oltre all’isolamento trovo che i semplici pensieri che ci girano in testa possono essere ingigantiti all’infinito, fino ad arrivare a 12mila persone iscritte al gruppo “Uccidiamo Berlusconi”.

Pazzia.
Su quest’onda di pensiero anche Matteo Mezzadri chiesto in giro se qualcuno era disposto a sparagli una pistola in testa….. un pò come fa il Regime Comunista Cinese, la Madre Russia, l’Iran democratico di Ahmadinejiad e la cara vecchia Italia fascista.

A furia di esagerare e di sentirsi protagonisti si cade in basso, molto in basso. Quello che sta’ gente non sà o fa finta di non sapere è che un conto è criticare e fare satira pesante, un altro conto è minacciare la persona e volerla morta. E questi erroracci non portano nulla di buono.

Berlusconi, se proprio vogliamo togliercelo di torno, non dobbiamo mandarlo all’altro mondo ma in pensione!

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Minacce su Facebook, due pesi e due misure
Preg.ma Redazione di Micromega,

da qualche giorno, con un sincronismo ad orologeria, veniamo quotidianamente informati di minacce di morte rivolte, in forma di lettera anonima e di gruppi costituiti su social network, al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Minacce, ritenute dai correi del Premier, talmente serie da prefigurare, leggiamo sui giornali di oggi, “l’apologia di reato” e sintomatiche dell’esistenza di un “problema di cultura”; in questo modo si sono espressi il Ministro della Giustizia On.le Alfano e il Ministro dell’Interno, On.le Maroni.

La loro indignazione, mista a preoccupazione, si spinge al punto da chiedere, oltre alla chiusura delle pagine che tramite il web offendono e minacciano Berlusconi, la denuncia degli utenti alla magistratura.

La motivazione manifesta dal Ministro Maroni può esser riassunta in queste righe che riportano fedelmente il suo pensiero: “se passa il concetto che uno può scrivere impunemente queste cose, c’è il rischio che poi a qualcuno venga in mente di metterle in atto. Non riesco a capacitarmi che ci sia qualcuno che possa esprimere l’intenzione di uccidere un’altra persona.” (Corriere della Sera)

Eppure i Ministri Maroni e Alfano non manifestarono le stesse preoccupazioni riguardo alla possibilità di “scrivere impunemente queste cose” quando, nello stesso social network oggetto di attenzione e monitoraggio, si inneggiava alla legittimità delle torture inferte ai clandestini, probabilmente perché conosceva buona parte dei circa 400 iscritti tra cui figuravano il senatore Umberto Bossi, suo figlio Renzo e il capogruppo alla Camera dei Deputati per la Lega Roberto Cota.

Allora possedevano ancora la capacità di distinguere tra la boutade, anche di pessimo gusto quale la minaccia di morte di un individuo, e l’istigazione a delinquere. I fatti delle settimane ormai trascorse hanno dimostrato invece che il picchiare un giorno gli extracomunitari, l’altro gli immigrati clandestini, l’altro ancora gli omosessuali, non sono rimaste lettera morta, ma hanno trovato esecutori ed è venuto in mente a qualcuno di ”metterle in atto” in diverse città d’Italia senza che nessuno pensasse di denunciare alla magistratura i 400 utenti che sotto queste minacce si ritrovavano e, almeno formalmente condividevano.

Non sono a conoscenza di indagini in corso da parte di alcuna Procura della Repubblica riguardo le notizie di reato presenti in quelle farneticazioni, né mi risulta che i due autorevoli rappresentanti del Parlamento Italiano siano stati oggetto di indagini da parte degli organi giudiziari competenti per status e incarico istituzionale.

Gradirei che la mia denuncia trovasse spazio per comprendere fino a che punto la vita e la serenità del Premier valgano più di quelle di un qualunque essere umano.

Giuseppe D’Urso insegnante molto precario, da Catania

(22 ottobre 2009)

‘Tortura il clandestino”, su Facebook una pagina assurda
Disegnato da un vignettista di Liberazione nel 2004, il logo piace tanto alla Lega Nord.

“Torturare gli immigrati non è reato, è legittima difesa”: almeno secondo una pagina Facebook chiamata “Lega Nord Mirano” a cui sono legati da “amicizia” oltre 400 persone.
Accanto a nomi tradizionali tipici della Lega come “Attila flagello di Dio” e “Padano guerriero”, troviamo nomi eccellenti come Umberto Bossi e suo figlio Renzo, già ideatore, nei giorni scorsi, di una trovata analoga, il cosiddetto gioco “Rimbalza il clandestino”.
Tra i nomi che si fanno notare anche Enzo Erminio Boso, già parlamentare leghista, Roberto Cota, capogruppo alla Camera. Tante le sezioni del partito amiche, tra cui i giovani padani di Pavia e il gruppo Lega Nord di Vicenza.

Un logo disegnato da un vignettista di Liberazione
E pensare che il logo era stato disegnato provocatoriamente da un vignettista di Liberazione nel 2004. Qualche giorno fa, però, qualche camicia verde lo ha ripescato su intenet, lo ha trovato interessante, e quindi lo ha pubblicato si Facebook.

Il primo intervento è di Veltroni
La notizia è circolata sul web facendo montare le polemiche. Il primo a intervenire è stato Walter Veltroni: “Stamattina aprendo Facebook ho visto un’email inviatami da un’amica di Brescia: è la foto che la sezione di Mirano della Lega Nord usa come immagine di profilo. E’ un manifesto con il simbolo della Lega e sotto la scritta Immigrati clandestini, torturarli è legittima difesa”.
L’ex segretario del Pd ha poi aggiunto: “Io credo che questo sia inaccettabile. E’ contrario a ogni forma di civiltà, prima ancora che alla nostra storia e alla nostra tradizione di emigranti”.
Veltroni ha perciò annunciato: “Chiederò al ministro degli Interni Maroni di adoperarsi perchè venga immediatamente cancellato”.
Immediata anche la reazione dell’Osservatorio antiplagio che ha scritto al presidente della Camera dei deputati, al ministro dell’Interno, alla polizia delle comunicazioni e alla Guardia di finanza chiedendo la rimozione della pagina Facebook. In attesa che Bossi, Cota e gli altri amministratori prendano le distanza da quella pagina, infatti, si chiede la rimozione della stessa, considerata una vera e propria “istigazione a delinquere”.Ultimo aggiornamento: 28/08/09

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